Maledette citazioni!

“Ecco il problema di chi beve, pensai versandomi da bere.
Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare;
se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare;
e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa”.

Anche chi non ha mai sentito questa frase, leggendola per la prima volta, non può non provare a indovinare l’autore: Charles Bukowski. Pur non essendo propriamente un praticante della classica “vita maledetta”, non riesco a non rimanere affascinato da chi riesce a far trasparire un’incredibile genialità nel descrivere i vizi più comuni, riuscendo peraltro a viverli anche in prima persona con una tale semplicità e gioia nel farlo da ammaliarne chiunque, dal figlio di papà al teppista.
Certo potrebbe sembrare strano leggere righe riguardanti i vizi e le debolezze di una persona in un blog che sostiene da sempre il poker come uno strumento meritocratico e lontano dal gioco d’azzardo, ma non va dimenticato il fatto che si può cadere nel vortice della compulsività praticamente in ogni azione di vita (dall’alimentazione, passando per le droghe, l’alcool, il fumo…fino anche a cose apparentemente insospettabili come il fitness o il lavoro!), quindi figuriamoci se il poker può esserne privo!
Ecco perché questo incipit di Bukowski, con piccole modifiche, si presta perfettamente a chi del poker via via inizia a farne una ragione di vita: non sto parlando esclusivamente di chi ci butta mezzo stipendio (se non tutto) in preda alla febbre del gioco, ma anche spesso di insospettabili e vincenti professionisti che, se non prestano costante attenzione, possono essere facilmente divorati da un demone, la routine pokeristica, difficilissimo da sconfiggere.

Non voglio essere retorico né voglio far intendere che i professional poker player debbano essere considerati dei disadattati, anche perché ne stimo davvero molti, ma occhio a non farsi abbagliare da un mondo che dall’esterno sembra essere tutto rose e fiori, ma che nasconde enormi difficoltà.
Ostacoli tecnici, perché per essere vincenti bisogna essere necessariamente più bravi degli altri…di molti altri! Il pensiero comune è che basterebbe essere più bravi della metà dei giocatori per vincere, ma le statistiche superficiali – “…un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media” – spesso ingannano, in realtà solo il 5% dei pokeristi è in attivo col giochino!
Ostacoli psicologici, con conseguenze che possono devastare soprattutto chi, a causa della giovane età, non ha molta esperienza: giocare ogni giorno, farla diventare un’abitudine che scandisce i ritmi di vita e che giocoforza sbiadisce le emozioni del mondo esterno è un rischio troppo sottovalutato.

Certo, il poker può essere un mezzo per avere la possibilità di creare qualcosa, ma non deve essere l’obiettivo stesso. Riuscire a capirlo ci renderà persone migliori, ma anche pokeristi più vincenti e concentrati perché si riuscirà “…a superare i giorni vuoti e i giorni pieni e i giorni noiosi e i giorni detestabili e i giorni straordinari, tutti così piacevoli e così deludenti perchè noi siamo tutti così simili e così diversi”.

E se proprio si è ossessionati dalle cifre a molti zeri sul conto in banca, è ancora Bukowski a correrci in aiuto, raffreddandoci sul senso di tutto questo. In fondo, “i soldi sono come il sesso: sembrano molto più importanti quando non ce n’è”.

Alla prossima!

Sciauuuzzz!!!

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