Questo articolo inizia con una grande novità… L’immagine che vedi è stata creata da me e, in futuro, potrei anche inserire copertine simili (mi piace l’idea dell’animazione, anche se in questo caso è minima); ovviamente queste saranno eccezioni mentre, tutte le volte che avrò delle belle foto da poter modificare nello stile utilizzato fino a ora, inserirò anche quelle… Parola di lupetto! ✌️
Oggi volevo parlare un po’ di accettazione, ma anche di miglioramento; accettarsi si sa, è un passo importante, quello che però dobbiamo capire è: cosa accettare esattamente?
A volte possiamo incappare in un paradosso, almeno all’apparenza, poiché la crescita personale ha nella sua essenza un continuo miglioramento, questo però a ben pensarci potrebbe nascondere delle difficoltà a fare i conti con lo specchio e accettarsi.
Io credo che accettazione e miglioramento invece possano convivere e anzi sposarsi in un matrimonio perfetto!
Accettarsi è un concetto ben più profondo del semplice convincersi che: “vado bene così”, è qualcosa che fa sicuramente entrare in gioco la filosofia.
Il filosofo scandaglia le profondità del pensiero sapendo che, a un certo punto, non potrà andare oltre quell’abisso; una volta individuati i limiti si può prendere atto che all’interno di essi c’è la libertà mentre al di fuori il nulla… In poche parole, seguendo questi percorsi, il filosofo accetta il limite del proprio pensiero.
Il concetto di limite non è però importante solo in filosofia; accettando ciò che siamo, ciò che possiamo controllare e tutto quello che invece sfugge al nostro controllo possiamo scoprire i limiti entro cui viviamo e, una volta delineato questo campo, spingerci oltre; questo è il momento in cui crescita personale e accettazione diventano alleati potenti.
Girovagando per la “grande rete” le possibilità di distorcere il concetto di “accettazione” sono infinite.
Possiamo imbatterci nell’influencer di turno, che ci convince che le nostre difficoltà nel rapportarci col prossimo non siano il risultato di nostro errato comportamento e, pertanto, “non è un problema nostro ma del mondo”, seguendo questa visione, non ci sarà necessità di migliorare i comportamenti sbagliati, cullandosi nella solitudine.
Si incontrerà il “gamer” che passa giornate intere davanti ai videogiochi facendoci sentire meno in colpa per quelle quattro, cinque o sei ore che passiamo davanti la playstation a rincoglionirci.
Leggeremo le parole di qualche pseudo-opinionista che esprime idee piene di pregiudizi (o per dirla alla mia maniera cazzate a go go) ma che sono simili alle nostre e, pertanto, ci sentiremo a nostro agio nel pensiero di avere delle convinzioni forti anche se le nostre fonti sono il “cazzaro” di turno piuttosto che lo studio e l’approfondimento e, cosa ancor peggiore, ci sentiremo in diritto di non dover mai ridiscutere le nostre idee.
Seguendo degli esempi sbagliati, come quelli appena visti, l’accettazione di se stessi diventa un’eterna immobilità!
Miglioramento e cambiamento non vanno mai visti come mancanza di accettazione di quello che siamo, al contrario prender coscienza di se vuol dire riconoscere i propri limiti che non sono altro che i confini entro cui agire per migliorarci.
La vita non è statica, ma in movimento e richiede continui adattamenti, correzioni, miglioramenti… Partendo sempre da quello che siamo, quindi accettazione del punto in cui ci troviamo in questo momento, per poi progredire e andare avanti.
Nessuno di noi nasce preparato alla vita, pertanto, migliorarsi va visto come migliorare le possibilità di adattamento senza dover negare il proprio io.
Pensaci, le relazioni richiedono adattamento.
Nel lavoro non abbiamo mai tutte le competenze necessarie inizialmente pertanto, impariamo e miglioriamo… Quindi il lavoro richiede adattamento.
La cosa più importante, la felicità; non siamo felici semplicemente perché vivi, lo siamo quando le nostre caratteristiche si incontrano e si incastrano con quelle dell’ambiente, fatto di persone magari anche molto diverse da noi, che cambiano in continuazione, crescono, si migliorano o magari perché no, peggiorano… La felicità quindi richiede adattamento.
In conclusione credo che per evolvere sia fondamentale usare il nostro ingegno, per capire fino a dove possiamo arrivare avendo il buon senso di rispettare ciò che siamo; solo così potremo costruire un vita disegnata sulla nostra persona.
Fondamentale è anche “ripensare”, avere il coraggio di fermarsi a riflettere su quello che è stato detto e fatto durante la giornata, sui nostri comportamenti, su ciò che abbiamo detto nelle varie conversazioni, ai risultati delle nostre azioni.
Ho parlato di filosofia e, credo, che l’atto del riflettere sia atto filosofico per eccellenza poiché permette di osservare in maniera distaccata la vita che abbiamo vissuto.
Il distacco è fondamentale perché non c’è comprensione delle cose mentre si stanno vivendo, durante la vita commettiamo errori che non vorremmo fare, diciamo cose che non vorremmo dire, tutte cose però delle quali ci rendiamo conto solo dopo “ripensando” a noi stessi.
Pertanto concederci del tempo per valutare noi stessi è il primo atto di reale crescita personale che possiamo fare.
Ripensando a noi stessi riusciremo a conoscere quali sono i limiti della nostra esistenza e potremo disegnare un mondo a misura di quello che siamo, riusciremo ad adattarci a ciò che accade intorno a noi senza però lasciarci trasformare in modo univoco.
Ripensando a ciò che ogni giorno facciamo potremo finalmente riconoscerci per ciò che siamo e imparare a vivere la nostra vita nel ruolo che il nostro disegno ci porrà di fronte.
Solo dopo tutto questo potremo finalmente accettare noi stessi, a volte arrendendoci ai nostri limiti; facendolo però, secondo questo percorso seguito, in maniera virtuosa e regalandoci, entro i limiti scoperti, la felicità che tutti cercano di conquistare ogni giorno.
Bene dopo queste mie filosofiche riflessioni Ti saluto… Hai capito che quando andavo al liceo adoravo la filosofia, vero? 😁
Sentiti libero di esprimere qui sotto ogni tuo pensiero e parere.

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