“La presenza è la più rara e più pura forma d’affetto.”

Richard Bach


Ciao!!!

…e allora eccomi qui, affettuosissimo. Di colpo. Senza preavviso. Come una notifica di “il tuo ex ha pubblicato una nuova storia”.

Sì, lo so cosa stai pensando: “Ma questo blog non era stato dato per disperso? Tipo relitto abbandonato, o diario segreto chiuso in un cassetto nel 2019?”
Hai ragione. Anche se, a essere onesti, non è la prima volta che mi prendo una pausa più lunga del previsto. O meglio: “pausa” è un termine troppo elegante. È stata più una fuga disorganizzata, seguita da un silenzio imbarazzante.
Ma come in ogni grande storia d’amore, torno sempre. Disilluso, forse. Ma presente. E, in fondo, non è proprio la presenza la cosa più importante? (Grazie, Richard Bach, per la frase che dà un senso a tutto questo delirio.)

Cronistoria (molto approssimativa) del blog:
Fase 1: entusiasmo. Scrivevo post come se stessi salvando l’umanità a colpi di ironia.

Fase 2: ritmo sostenuto. Mi sentivo tipo Hemingway, ma con più emoji.

Fase 3: primi scricchiolii. Il famoso “scrivo domani” che dura sei mesi.

Fase 4: evaporazione. Nessun segno di vita, solo silenzio digitale.

Fase 5: improvviso ritorno, con post come “Scusate l’assenza!” (spoiler: questo).

Fase 6: ciclo che si ripete, perché la coerenza è sopravvalutata.

Insomma, chi frequenta questo angolo di web3 sa bene che il mio rapporto con la scrittura è come quello di molte persone con la palestra: ci torno con entusiasmo, faccio grandi promesse, poi sparisco dopo due settimane, magari con un vago senso di colpa e un post motivazionale salvato nei preferiti.

Ma perché questa volta ho deciso di tornare?
Ottima domanda. Anche se detta così sembra che mi stia intervistando da solo – e in effetti è proprio quello che sto facendo, ma siamo tra amici, giusto?

Sono tornato perché, nonostante le mille cose da fare, le distrazioni, la vita vera che urla dalla finestra, c’è sempre quella vocina interna (no, non è la follia, o almeno non solo) che mi dice: “Ehi, ti ricordi quanto ti faceva stare bene scrivere? Quella sensazione di buttare fuori pensieri, scemenze, riflessioni e sarcasmo su una pagina bianca? Ti manca, eh?”

Ecco. Mi mancava.
Mi mancava questa sensazione di parlare a qualcuno, anche se a volte non so chi sei, da dove vieni o se sei finito qui cercando una ricetta per la carbonara (in quel caso, scusa la delusione).
Mi mancava quel momento in cui le dita scorrono sulla tastiera e ti sembra quasi di avere qualcosa da dire – anche se magari non è vero, ma chi se ne importa?
È terapeutico.

Ma cosa è successo nel frattempo?
Ti potrei raccontare che in questi due mesi di assenza sono diventato una persona nuova. Che ho scoperto l’illuminazione interiore, ho scalato montagne, letto tutti i classici russi e imparato il sanscrito.
Ma la verità è molto meno epica: ho solo vissuto.

Ci sono stati momenti intensi, momenti no, giornate in cui avrei voluto scrivere e altre in cui l’unica cosa che ho scritto era la lista della spesa (e anche quella con fatica).
Perché diciamocelo: scrivere richiede uno stato mentale specifico. Non tanto ispirazione (quella è una diva capricciosa), quanto la volontà di mettersi lì, con onestà e un pizzico di incoscienza, e iniziare.

E quella volontà, a tratti, mancava.
O meglio, c’era, ma si nascondeva dietro scuse sempre più creative: “oggi no, troppo caldo”, “oggi no, c’è la luna storta”, “oggi no, ho aperto Netflix per sbaglio e ci sono rimasto dentro tre ore”.

Quindi, che succede adesso?
Adesso si riparte. Con quali certezze? Nessuna.
Scriverò con regolarità? Boh?!?!
Dirò cose profonde? Probabilmente no.
Farò ridere almeno qualcuno? Speriamo. Magari Te.

L’unica promessa che mi sento di fare è questa: ogni post sarà autentico. Cioè scritto con l’intenzione vera di condividere qualcosa. Anche solo una risata, un pensiero stupido, una riflessione nata alle tre di notte dopo aver chiuso una sessione intensa di Poker.

E se anche questa fase sarà seguita da un altro silenzio? Pazienza.
Questo blog, ormai, è un po’ come quei vecchi amici con cui non ti senti da anni ma ogni volta che vi rivedete è come se non fosse passato un giorno.
C’è sempre un post nuovo pronto ad accoglierti. Magari in ritardo. Ma con affetto.

In conclusione (ma non troppo)
Se sei arrivato fin qui, sei un eroe.
O hai molto tempo libero.
In entrambi i casi, ti ringrazio. Perché la cosa più preziosa che puoi dare a questo blog – e a chi lo scrive – è proprio quello che dicevamo all’inizio: la tua presenza.

Quindi ben tornato. O benvenuto. O bentrovato.
Che tu sia un lettore affezionato, un curioso occasionale o solo un algoritmo confuso: sono contento di averti qui.

A presto (forse).
Oppure tra sei mesi. Ma con affetto, sempre.

Ti Abbraccio!


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“Sì, anch’io nacqui tra gli uomini. Non avevo mai visto la Giungla. Mi passarono il cibo dietro le sbarre in un recipiente di ferro finché una notte sentii che ero Bagheera, la Pantera, e non un giocattolo per gli uomini, e spezzai la stupida serratura con una zampata e me ne andai; e poiché avevo imparato le astuzie degli uomini, nella Giungla divenni più terribile di Shere Khan.”

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