“La felicità è fatta di piccole cose. Come una piscinetta gonfiabile e 12 litri di pazienza.”
Nessun filosofo, solo io dopo un pomeriggio con mio figlio.
Ciao!
Allora, dimmi: tu come te la stai cavando con l’estate? Sei uno di quelli che “vado in piscina, al mare, in un eco-resort con spa e silenzio zen”, oppure sei più del team “improvvisiamo una spa casalinga con un catino, due ciabatte e una birra calda”?
Io, onestamente, ho fatto la mia scelta. O meglio, la mia scelta l’ha fatta Samuele, mio figlio di quasi due anni, che vive con la convinzione che ogni superficie bagnabile sia sua di diritto. E quindi, la piscina vera è un ricordo lontano… un po’ come le ore di sonno filate.
☀️ Storia di una vasca gonfiabile e del sogno infranto di un tuffo decente
Tutto è cominciato un paio di settimane fa, quando il termometro ha deciso di fare outing e mostrarsi per quello che è: un sadico. 38 gradi all’ombra. In casa, sembrava di vivere dentro un forno a convezione. Reny, mia moglie, con lo sguardo serio da “questa è una questione di sopravvivenza”, mi fa:
“Perché non prendiamo una piscina?”
Io, ingenuo:
“Intendi una piscina vera?”
Lei, pragmatica:
“No. Intendo quella da 1,50 metri, gonfiabile, da balcone. Dove al massimo ci entra Samuele, un piede tuo e un mojito.”
Detto fatto. Arriva la vasca gonfiabile, modello “Laguna Tropicale Mini Edition”. Montata in 12 fasi: gonfia, posiziona, livella, bestemmia, riempi, svuota, riempi meglio, pulisci, asciuga, riempi ancora, metti il bimbo, rimuovi il bimbo perché ci ha fatto la pipì dentro. Riempi un’altra volta. Fine.
Eppure… quel metro quadrato d’acqua ha cambiato le nostre vite.
Samuele, da piccolo despota bagnato, passa ore a rovesciare l’acqua con secchielli, ciotole, e — inspiegabilmente — una vecchia tazza di caffè di Reny. Io tento di infilare almeno le ginocchia nella piscinetta, ma alla fine mi siedo per terra come un guru sconfitto, con i piedi a mollo e lo sguardo perso nel vuoto.
Una volta ho cercato di entrare interamente nella piscinetta. È finita con Reny che rideva come se avesse visto un video di gatti che suonano il piano e Samuele che mi ha detto “Papà bum!” indicando la mia dignità infranta.
🤔 Consiglio pratico: impara l’arte del micro-relax
A questo punto, ti do un consiglio che non troverai su Pinterest:
Se non hai spazio per una piscina, né un giardino, né voglia di vedere esseri umani in un centro sportivo con la musica dance a tutto volume…
gonfia una vasca, mettila sul balcone, e chiamala “area benessere zen idro-balneare multisensoriale con vista urbana”. Funziona sempre. Anche solo per l’autostima.
In alternativa, rubati il tempo per mettere i piedi nell’acqua mentre Samuele cerca di infilarti una paperella nell’orecchio. Relax è anche questo.
🤷♂️ E tu che fai, ti butti?
Quindi: piscina vera o vasca sul balcone?
Io ho smesso di lottare. Sono team balcone, team bagnasciuga domestico, team “chi ha bisogno di una villa in Toscana quando hai un metro e mezzo d’acqua e una tazza da caffè come secchio?”.
Dimmi la verità:
Anche tu hai una vasca gonfiabile sul balcone e non lo ammetti?
Oppure sei uno di quelli che va davvero in piscina e riesce pure a leggere un libro mentre si abbronza?
Aspetto le tue risposte mentre mi asciugo con uno strofinaccio da cucina, perché Samuele ha usato tutti gli asciugamani per costruire un castello. Di fango.
Ti Abbraccio!
🔘 🔘 🔘
“Sì, anch’io nacqui tra gli uomini. Non avevo mai visto la Giungla. Mi passarono il cibo dietro le sbarre in un recipiente di ferro finché una notte sentii che ero Bagheera, la Pantera, e non un giocattolo per gli uomini, e spezzai la stupida serratura con una zampata e me ne andai; e poiché avevo imparato le astuzie degli uomini, nella Giungla divenni più terribile di Shere Khan.”

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