“Il massimo del viaggio è non dover fare nemmeno la valigia.”

Me stesso, guardando il pigiama per il terzo giorno di fila.

Ciao!

Hai presente quelle immagini patinate dei resort tropicali con l’acqua che sembra photoshoppata e la gente che sorseggia mojito sul lettino mentre legge un libro di Murakami?
Ecco, dimenticale.

Perché oggi parliamo di vacanze vere, autentiche, RAW.
Quelle in pigiama, sul divano, con Netflix che ti chiede per la quarta volta se sei ancora vivo.
Spoiler: sì, Netflix, sono vivo. Solo che sto cercando di non svegliare mio figlio Samuele, che ha finalmente ceduto al sonno dopo aver tentato di infilare il telecomando nella lettiera del gatto (che non abbiamo, ma il gesto resta preoccupante).

Vacanze casalinghe: il sogno (di chi non ha figli)

C’è stato un tempo, ne sono certo, in cui il concetto di “staycation” sembrava quasi romantico.
“Resto a casa, mi rilasso, leggo un libro, mi faccio delle maschere facciali con l’avocado, bingewatcho una serie danese sottotitolata in islandese e mi sento europeo.”
Poi è arrivato Samuele.
Poi ho sposato Reny.
E poi il mio sogno di vacanza domestica si è trasformato in una sitcom con episodi quotidiani di caos, briciole nei cuscini del divano e pigiami che iniziano a sviluppare una personalità propria.

Una giornata tipo in vacanza (secondo la mia famiglia)

Ore 7:00 – Samuele si sveglia come un allarme antincendio e decide che la sua giornata inizierà saltando sulla mia faccia. Letteralmente.
Ore 7:03 – Reny, ancora tra sogno e realtà, mi chiede: “Lo prendi tu oggi? Ho sognato che dormivo otto ore di fila”.
Rispondo: “Wow, un sogno fantasy”.

Ore 8:00 – Siamo tutti in pigiama. E qui arriva l’illusione: siamo rilassati, siamo in vacanza, potremmo fare colazione con calma…
Illusione, appunto. Perché Samuele rovescia il latte, ride come un piccolo Joker e si lancia in una corsa nuda verso il corridoio urlando “PASTAAA!!!”, senza che nessuno gli abbia mai insegnato quella parola.

Ore 10:00 – Netflix. Sì, il mio rifugio spirituale. Accendo la TV con la delicatezza di chi sa di avere a disposizione forse 30 minuti prima del prossimo disastro domestico.
Metto una serie. “The Bear”? Troppo ansiogena. “Bridgerton”? Troppo sesso e corsetti.
Alla fine opto per “Chef’s Table: Pizza”, così mi faccio venire fame e mi pento di non aver mai imparato a impastare.

Ore 12:00 – Reny è al telefono con sua madre, Samuele ha trovato le mollette e le sta infilando nella presa USB della smart TV. Io? Cerco di aprire un succo di frutta senza fare rumore, come se stessi sminando un ordigno.

Momento clou: il pomeriggio in pigiama

Hai mai vissuto il paradosso del relax forzato? È quella sensazione in cui vorresti rilassarti, ma il tuo corpo è in allerta come se stessi attraversando la tundra a piedi nudi con una scorta di pannolini in spalla.
La mia giornata-tipo in vacanza casalinga consiste nel cercare di:

  • Guardare Netflix mentre Samuele si addormenta a caso sui miei piedi.
  • Fingere di essere comodo mentre Reny mi chiede per la quinta volta: “Ma secondo te è normale che dica pastaaaa anche nel sonno?”
  • Convincere me stesso che stare in pigiama tutto il giorno sia self-care e non semplicemente trascuratezza estetica elevata all’ennesima potenza.

La verità è che abbiamo tentato, invano, una serata romantica sul divano.
Due bicchieri di vino.
Una coperta.
Samuele dorme.
Tutto perfetto.
Fino a quando non parte l’intro di Stranger Things e lui si sveglia gridando: “MONSTROOO!”
Fine della serata romantica.
Fine del vino (bevuto a canna da Reny nel tentativo di calmarsi).

Consiglio pratico ma ironico 🧠

Se vuoi davvero goderti una staycation con la famiglia… non farlo.
Scherzo. (Forse.)

Il vero trucco è: abbassa le aspettative.
Non cercare di trasformare il salotto in una spa. Non tentare di fare yoga mentre tuo figlio ti lancia biscotti Plasmon in faccia.
Fai una cosa: accetta il caos, vestilo con il pigiama e mettilo davanti a un cartone animato.

Il vero relax arriva quando smetti di voler rilassarti come nei film e inizi a rilassarti come puoi.
Anche se vuol dire vedere tutta la seconda stagione di “Emily in Paris” mentre cerchi di pescare pezzi di banana dal reggiseno (di Reny).

E alla fine… che resta?

Alla fine della nostra vacanza casalinga non ho preso il sole, ma mi sono scottato con il forno a microonde.
Non ho fatto il bagno in piscina, ma ho dovuto asciugare una pozzanghera di pipì.
E non ho dormito in un hotel, ma in fondo al letto perché Samuele ha occupato il cuscino e parte della mia dignità.

Però – e qui arriva la parte melensa – quando guardo quel piccolo terremoto dormire, e Reny che russa con la bocca aperta tipo cartone animato… beh, tutto sommato, anche il mio pigiama ha un che di poetico.


E tu, caro lettore in cerca di relax: hai mai provato a fare una staycation… con bambini piccoli? Oppure sei ancora convinto che sia un’idea brillante?
Parliamone nei commenti, mentre finisco di grattarmi le briciole dal divano. 😅

Ti Abbraccio!

🔘 🔘 🔘

“Sì, anch’io nacqui tra gli uomini. Non avevo mai visto la Giungla. Mi passarono il cibo dietro le sbarre in un recipiente di ferro finché una notte sentii che ero Bagheera, la Pantera, e non un giocattolo per gli uomini, e spezzai la stupida serratura con una zampata e me ne andai; e poiché avevo imparato le astuzie degli uomini, nella Giungla divenni più terribile di Shere Khan.”

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