“La mia casa è piccola ma le sue finestre si aprono su un mondo infinito.”
-CONFUCIO-



È passato tanto tempo ormai, voglio però ricordare un po’ il periodo in cui vivevo a Roma; quella è stata la prima volta che sono andato via da casa, avevo appena compiuto 18 anni ed è per me stata un’esperienza importante.

Ovviamente, come nella maggior parte delle cose importanti che ci accadono nella vita, principale causa di quel trasferimento fu una donna; oggi però non voglio concentrarmi su questo ma, semplicemente, ricordare del mio essere andato via di casa, cambio di città, abitudini e tutto ciò che ne consegue.

La scelta del perché Roma l’ho appena detta, è vero che ai tempi offriva molte più possibilità di Reggio Calabria (la città in cui sono nato e vivo attualmente), è anche vero che, se avessi dovuto prendere una scelta da solo, senza l’influenza di altri fattori, sicuramente avrei scelto Firenze per andare a vivere fuori (città nella quale inseguito ho effettivamente abitato).

In seguito a Roma ci sarei tornato, lì è nato nostro Figlio Samuele e, per essere precisi, i medici del “Fate Bene Fratelli” hanno salvato la vita a Lui e a Reny; in futuro parleremo anche di questo… Roma è nel mio destino e in quello della mia famiglia e, in un modo o nell’altro, o prima o dopo, ci torneremo semrpe.

Torniamo però alla mia gioventù…

Sono partito con la scusa dell’università, giurisprudenza a Tor Vergata, questo perché ovviamente dovevo distinguermi e, visto che tutti andavano alla Sapienza, io ho optato per la scelta alternativa; scrivo “scusa” perché in realtà a quei tempi la voglia di studiare non è che fosse molta, inoltre l’università l’ho iniziata con un po’ di ritardo poiché i primi mesi mio padre di questo trasferimento non ne volle sapere quindi non mi ha aiutò con le spese (salvo poi ripensarci, i genitori sono fatti così amano i propri figli incondizionatamente… Ero una bella testa di cazzo a quei tempi, solo mamma e papà potevano amarmi in quel modo eh eh!) pertanto, ho dovuto trovare un lavoro per mantenermi e, ovviamente, i soldi bastavano a malapena quindi iscrivermi e pagare le tasse universitarie sarebbe stato un lusso.

Un lusso, a pensarci ho sprecato tanti di quei soldi in quegli anni che oggi vivrei nel lusso più sfrenato se li avessi impiegati meglio…

Lavoravo come cameriere in un Pub e i soldi bastavano giusto per pagare l’affitto e le spese; dopo qualche mese però mio padre si arrese all’evidenza (non sarei ritornato sui miei passi, era chiaro che avevo lasciato il nido ormai) e cominciò ad aiutarmi; i miei genitori desideravano ardentemente che andassi all’università, volevano vedermi avvocato (chissà perché proprio avvocato poi)… Purtroppo ormai avevo assaporato il gusto del lavoro, di guadagnare i propri soldi e tenerli in tasca quindi, da bravo figlio di merda, i soldi che i miei genitori mi mandavano come aiuto li conservavo ma, nel frattempo continuavo a lavorare; all’università ero iscritto ma studiavo davvero poco concentrato sul lavoro e sul trovare ogni giorno qualcosa di nuovo per arrotondare.
In quel periodo, se mi fossi applicato, credo sarei potuto diventare ricco, trovavo ogni giorno qualche lavoretto per guadagnare di più, facevo volantinaggio per chiunque ne avesse bisogno, davo una mano a un amico per dei traslochi, facevo il facchino ai concerti quando mi chiamavano e ovviamente le sere lavoravo come cameriere; a fine mese non avevo più problemi di denaro visto che tra tutti i lavori che trovavo e gli aiuti della mia famiglia i soldi avanzavano, tanto da metterne da parte per i momenti difficili (quelli arrivano sempre e anche da ragazzo irresponsabile sapevo che avere una riserva era utile); ero molto sveglio, avessi avuto un po’ più di tempo da dedicare alle ricerche e allo studio avrei sicuramente trovato un modo di mettere i risparmi fermi a profitto.


Vivere fuori casa era qualcosa di fantastico; a Roma mi sono ambientato subito, ho trovato lavoro, ogni tanto mi capitava di passare all’università (lo facevo più per socializzare che per altri motivi), dovevo badare a me stesso sotto tutti i punti di vista; fare la spesa ad esempio era qualcosa che mi divertiva tantissimo perché nella “Capitale” era pieno di ipermercati mentre, a Reggio, eravamo ancora fermi ai piccoli supermercati, nulla a che vedere!
In quel periodo, nonostante fossi scellerato, ho imparato a fare un budget e a gestire le mie finanze, a mettere via le riserve per i tempi brutti, ho imparato a cucinare, a un certo punto anche a stirare (ho lavorato per un annetto in un’agenzia immobiliare e dovevo mettere giacca e cravatta… Figurati se spendevo soldi per farmi stirare le camicie ); insomma sono cresciuto davvero tanto ed ho imparato a cavarmela da solo, con un vantaggio però, i miei genitori erano sempre pronti ad aiutarmi e, credo, che il fatto di sapere di poter cadere in piedi psicologicamente mi aiutasse molto (oltretutto avere una famiglia che Ti ama e Te lo dimostra con ogni suo gesto rende la Tua vita migliore di parecchio).



Bene questa è un po’ della mia prima esperienza fuori casa, magari in futuro scriverò ulteriori dettagli nel frattempo però puoi farti un’idea.
Sentiti libero di commentare qui sotto, i Tuoi pensieri per me sono importantissimi!

Ti Abbraccio!

Una replica a “Rome Diaries”

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