Scrivania con libri, lampada accesa, tazza, portatile e idee disegnate nell'aria, con il titolo dell'articolo.

L’ultima cosa che ho corretto sul mio sito è stata un punto.

Un banalissimo punto alla fine della scritta «I miei libri», nel menu di navigazione. Dopo aver sistemato pagine, immagini, collegamenti, caratteri che decidevano di diventare enormi senza un apparente motivo e altre piccole meraviglie offerte dalla tecnologia moderna, mi sono ritrovato a discutere con un segno di punteggiatura.

Non era nemmeno un errore grave. Ma lì, in mezzo alle altre voci del menu tutte senza punto, proprio non mi piaceva.

L’ho tolto.

E a quel punto mi sono reso conto che forse era arrivato il momento di smettere di sistemare il contenitore e tornare a occuparmi di quello che ci volevo mettere dentro.

Perché questo sito, alla fine, dovrebbe servire soprattutto a una cosa: raccontare.

Il problema di avere troppi interessi

Qualche giorno fa abbiamo rimesso ordine nella sezione dedicata ai miei libri. Sette pubblicazioni, tutte insieme. Ci sono favole per bambini, un libro sul poker, una guida alla ristrutturazione di immobili nel mercato americano, un ricettario da compilare, un testo sulla produttività personale e persino dei quaderni dedicati alla musica e alle registrazioni HACCP.

Lo so. Sembra il catalogo di una libreria gestita da una persona con qualche problema a scegliere il reparto.

E invece sono tutti miei.

Non perché sia particolarmente bravo in tutto, sia chiaro. Semplicemente, nel corso degli anni mi sono interessato a molte cose e alcune di queste, a un certo punto, sono diventate libri. Altre sono rimaste idee, esperimenti, entusiasmi passeggeri o progetti che ogni tanto torno a guardare chiedendomi cosa mi fosse passato per la testa.

Probabilmente qualcosa di molto interessante. Almeno in quel momento.

Il fatto è che non sono mai riuscito a riconoscermi completamente in una sola definizione.

Lavoro come operatore sociosanitario. Sono un marito, un padre, faccio volontariato, amo leggere e scrivere, seguo il calcio, mi appassionano la tecnologia, i videogiochi, il poker e parecchie altre cose che adesso non elenco, altrimenti questo articolo diventa un curriculum e manca soltanto la foto formato tessera.

Per anni ho pensato che tutta questa varietà fosse qualcosa da mettere in ordine. Una passione principale, le altre secondarie. Un progetto serio, gli altri hobby.

Poi ho iniziato a chiedermi chi avesse stabilito che una persona dovesse essere così facile da catalogare.

La vita normale è piena di materiale

Quando ho iniziato a raccontare la mia quotidianità online, non avevo una vita particolarmente spettacolare da mostrare.

E, per la cronaca, non ce l’ho nemmeno adesso.

Ho una famiglia, un lavoro, le mie passioni, le cose da fare in casa, qualche progetto che procede e altri che si muovono con la velocità di una connessione Internet dei primi anni Duemila.

Ci sono giornate divertenti e giornate che non meritano nemmeno una fotografia. A volte capitano piccoli episodi che, raccontati nel modo giusto, fanno ridere più di tante battute costruite apposta. Altre volte una situazione apparentemente banale ti rimane in testa e cominci a ragionarci sopra.

Non sempre ne esce una conclusione.

Anzi, spesso è proprio questo il bello.

Penso al lavoro che faccio, dove il valore di una persona non si può misurare soltanto da quello che riesce a fare autonomamente. Penso alle attività di volontariato e allo sport inclusivo, che mi hanno insegnato a guardare le capacità prima delle etichette. E penso alla paternità, questa esperienza meravigliosa che ti regala una quantità impressionante di emozioni e, contemporaneamente, ridimensiona qualsiasi illusione di avere il controllo della situazione.

Samuele, da questo punto di vista, è un insegnante piuttosto efficace.

Non ha ancora pubblicato un manuale, ma credo dipenda soltanto dal fatto che ha altri impegni.

Un posto dove non devo scegliere una sola versione di me

Questo sito esisteva già. Non sto cominciando da zero e non voglio fingere che tutto quello che ho scritto prima non ci sia stato.

Ho semplicemente deciso di rimettere ordine e di dargli una direzione più chiara.

Qui voglio continuare a parlare della mia vita, ma anche delle cose che mi incuriosiscono, di ciò che succede intorno a noi, di libri, famiglia, tecnologia, sport e di tutte quelle piccole contraddizioni quotidiane che spesso accettiamo senza farci troppe domande.

A volte sarò leggero, altre volte meno. Potrò scrivere qualcosa di divertente e il giorno dopo affrontare un argomento serio, magari esprimendo un’opinione con cui qualcuno non sarà d’accordo.

Va benissimo così.

Non ho interesse a costruire l’immagine di una persona che ha capito tutto. Diffiderei io per primo di uno che, tra un post e l’altro, pretende di spiegarti come si vive.

Preferisco continuare a osservare, sbagliare qualche valutazione, cambiare idea quando serve e raccontare quello che mi sembra degno di essere condiviso.

C’è anche una newsletter, che avrà uno spazio più personale. Non sarà il riassunto dei post della settimana: mi piace l’idea di una lettera, qualcosa che arrivi a chi ha davvero voglia di leggerla, senza dover competere con trenta video di gatti e una pubblicità di un oggetto che non sapevamo nemmeno esistesse.

Anche se, ammettiamolo, certi video di gatti sono difficili da battere.

Quindi, da dove ricominciamo?

Da qui.

Da un sito rimesso in ordine, da qualche libro che finalmente ha trovato il suo posto, da tante idee ancora da sviluppare e dalla voglia di continuare a scrivere senza dover necessariamente trasformare ogni pensiero in una grande lezione di vita.

Se passerai da queste parti, troverai un po’ di tutto. L’unica cosa che posso prometterti è che proverò a raccontarla come la vedo, senza costruirmi addosso un personaggio che poi sarei costretto a interpretare anche quando non ne ho voglia.

Nel frattempo, quel punto nel menu l’ho eliminato.

Le mie idee, invece, continuano a essere decisamente troppe.

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